Quando un Comune progetta la piantumazione di un viale alberato, gli agronomi comunali hanno una lista nera di specie da evitare. Alberi che, sulla carta, sembrano perfetti: crescita rapida, chioma generosa, bellezza indiscutibile. Ma sotto terra combinano danni che costano decine di migliaia di euro di rifacimento. Vediamo quali sono e perché anche tu, se stai proponendo un’essenza per il parco sotto casa, dovresti conoscerli.
Il problema non è immediato. I primi anni, l’alberatura sembra impeccabile. Poi, tra il quarto e il settimo anno, cominciano ad affiorare le prime crepe nei marciapiedi. Le radici, crescendo in orizzontale alla ricerca di acqua, sollevano le lastre di cemento creando dislivelli pericolosi. E quando raggiungono le tubature dell’acqua o del gas, il conto per il Comune — e quindi per i cittadini — lievita.
Perché alcuni alberi diventano un problema urbano
Le radici degli alberi si sviluppano dove trovano condizioni favorevoli: ossigeno, umidità, terreno soffice. Sotto un marciapiede, il terreno è compattato e povero d’aria. Le radici allora si espandono in superficie, seguendo le tubature che trasportano acqua o cercando lo spazio tra fondazione e asfalto. Come spiegano gli esperti di potatura degli alberi ad alto fusto, le specie con apparato radicale aggressivo possono triplicare il volume delle radici superficiali in cinque anni.
Un caso emblematico è quello di molti viali storici italiani, piantumati negli anni Settanta con essenze scelte per l’impatto estetico ma senza considerare la compatibilità con l’urbanizzazione. Oggi, secondo stime dell’ANCI, il rifacimento di marciapiedi sollevati dalle radici costa ai Comuni italiani circa 120 milioni di euro l’anno. E spesso la soluzione drastica è l’abbattimento, con conseguente perdita di patrimonio verde.
I 4 alberi che gli agronomi comunali evitano nei viali
1. Pioppo cipressino (Populus nigra ‘Italica’)
Elegante, slanciato, crescita rapidissima: il pioppo cipressino è stato per decenni il protagonista dei viali di campagna. Ma le sue radici sono aggressive e superficiali. In ambito urbano, sollevano marciapiedi già dopo 4-5 anni dalla messa a dimora. Gli agronomi comunali lo sconsigliano categoricamente entro 8 metri da infrastrutture pedonali. Le alternative consigliate sono il carpino bianco o il tiglio a foglia piccola, che hanno radici più profonde e meno espansive.
2. Robinia (Robinia pseudoacacia)
Diffusissima nei parchi pubblici per la crescita veloce e i fiori profumati, la robinia ha un difetto critico: le radici emettono polloni a distanza, creando nuove piantine anche a 10 metri dall’albero madre. Questi polloni sollevano asfalto e marciapiedi, e la loro rimozione è costosa perché tendono a ricrescere. Molti Comuni del Nord Italia, come riportato da un’indagine di Legambiente nel 2023, stanno sostituendo le robinie con aceri campestri o frassini ossifilli, che non producono polloni radicali.
3. Salice piangente (Salix babylonica)
Il fascino romantico del salice piangente nasconde un apparato radicale vorace d’acqua. Le radici cercano attivamente le tubature, infiltrandosi nelle giunture e causando rotture. Un problema documentato in numerosi comuni del Centro Italia, dove i salici piantati negli anni Ottanta hanno generato perdite idriche per centinaia di migliaia di litri. Come evidenziato in articoli sull’irrigazione sostenibile, le specie igrofile vanno collocate solo in contesti naturali, lontano da reti idriche urbane.
4. Ailanto (Ailanthus altissima)
Considerato specie invasiva in molte regioni italiane, l’ailanto ha radici aggressive che sollevano marciapiedi e penetrano nelle fondazioni degli edifici. Cresce rapidissimo — anche 2 metri in un anno — e le sue radici seguono lo stesso ritmo. I Comuni che lo hanno piantato negli anni Novanta si trovano oggi a gestire rifacimenti continui. Inoltre, l’ailanto emette sostanze allelopatiche che impediscono la crescita di altre piante, riducendo la biodiversità del verde pubblico.
Cosa succede quando le radici sollevano il marciapiede
Il danno non è solo estetico. Un marciapiede sollevato diventa un rischio per pedoni, ciclisti, passeggini, persone con mobilità ridotta. I Comuni, per legge, sono responsabili della sicurezza degli spazi pubblici e possono essere chiamati a risarcimenti in caso di incidenti. Il rifacimento di un tratto di marciapiede di 50 metri può costare tra i 5.000 e i 12.000 euro, a seconda della necessità di rimuovere radici, sostituire sottofondi, ripristinare tubature.
In alcuni casi, quando l’albero è maturo e di pregio, si interviene con tecniche di convivenza: sollevamento controllato del marciapiede con materiali flessibili, creazione di aiuole perimetrali, barriere anti-radice. Ma queste soluzioni sono costose e non sempre risolutive. La prevenzione, attraverso la scelta di specie compatibili, resta l’unica strategia efficace.
Le alternative che funzionano negli spazi urbani
Gli agronomi comunali oggi privilegiano alberi con radici fittonanti o moderatamente espanse. Tra le specie più utilizzate nelle nuove piantumazioni: il tiglio a foglia piccola (Tilia cordata), che sopporta bene la potatura e ha radici profonde; il carpino bianco (Carpinus betulus), resistente all’inquinamento e con crescita controllata; il bagolaro (Celtis australis), longevo e con apparato radicale contenuto; l’acero campestre (Acer campestre), rustico e adatto ai climi italiani.
Queste specie crescono più lentamente, ma garantiscono stabilità a lungo termine. E nei nuovi progetti urbanistici, si prevede già in fase di progetto uno spazio adeguato per l’apparato radicale: aiuole più ampie, terreno drenante, barriere sotterranee che indirizzano le radici lontano dalle infrastrutture.
Domande frequenti
Posso piantare un pioppo nel mio giardino privato?
Sì, se il giardino è ampio e l’albero viene collocato ad almeno 10 metri da edifici, recinzioni e tubature. Nel caso di spazi ridotti, meglio optare per specie a crescita contenuta come il prunus o il sorbo.
Come faccio a sapere se un albero vicino casa solleverà il marciapiede?
Dipende dalla specie e dall’età. Gli alberi a crescita rapida con radici superficiali (come pioppi e robinie) manifestano problemi già dopo 5-7 anni. Un agronomo può fare una valutazione in loco osservando la distanza dall’infrastruttura e la tipologia di terreno.
Chi paga il rifacimento del marciapiede se è colpa di un albero?
Se l’albero è su suolo pubblico, il Comune. Se è su proprietà privata e le radici danneggiano spazi pubblici, il proprietario può essere chiamato a contribuire ai costi di ripristino, secondo quanto previsto dal Codice Civile.
Un albero già piantato può essere gestito senza abbatterlo?
Sì, con tecniche come la potatura radicale programmata, l’installazione di barriere anti-radice e l’adeguamento del marciapiede con materiali flessibili. Ma sono interventi costosi e non sempre risolutivi a lungo termine.
Quanto costa rifare un tratto di marciapiede sollevato?
I preventivi variano tra 80 e 200 euro al metro quadro, a seconda della necessità di rimuovere radici, sostituire sottofondi o intervenire su tubature danneggiate. Per un tratto di 50 metri si arriva facilmente a 10.000 euro.
Esistono alberi belli ma sicuri per i viali urbani?
Sì: tiglio a foglia piccola, acero campestre, bagolaro, carpino bianco, frassino ossifillo. Crescono più lentamente, ma hanno radici profonde e compatibili con le infrastrutture urbane.
In sintesi
La scelta di un albero per uno spazio pubblico non è solo una questione estetica. Dietro ogni piantumazione c’è una valutazione di compatibilità tra apparato radicale e infrastrutture, tra tempi di crescita e costi di manutenzione. Gli agronomi comunali oggi lo sanno bene: le quattro specie che abbiamo descritto, per quanto belle, rappresentano un rischio economico e di sicurezza troppo elevato per i contesti urbani. Se stai proponendo un albero per il parco del tuo quartiere, o se devi piantarne uno in giardino vicino a un vialetto, considera queste informazioni. Scegliere bene oggi significa evitare problemi — e spese — tra qualche anno.




