Per anni ho selezionato il ciclo eco sulla mia lavastoviglie con la convinzione di risparmiare energia. Poi a marzo ho collegato un misuratore di corrente alla presa e ho iniziato a tracciare i consumi reali di ogni lavaggio. Quello che ho scoperto dopo trenta giorni di test ha ribaltato completamente le mie abitudini.
La risposta su quale programma consuma davvero meno non è quella che ti aspetti. E prima di svelarti i numeri, voglio raccontarti come sono arrivata a questa scoperta.
Come funziona davvero il ciclo eco (e perché dura così tanto)
Il ciclo eco della maggior parte delle lavastoviglie dura tra le 3 e le 4 ore. Il motivo è semplice: utilizza acqua a temperatura più bassa (circa 45-50°C invece di 60-70°C) e compensa con tempi di ammollo molto più lunghi. La teoria è che scaldare meno acqua comporti un risparmio energetico.
Il ciclo rapido, invece, completa il lavaggio in 30-45 minuti utilizzando acqua più calda e una fase di asciugatura più intensa. Sulla carta sembra dispendioso. Come quando si parla di programmi di risparmio della lavatrice, anche qui l’intuizione può tradire.
Il test: trenta giorni con il misuratore di corrente
Ho acquistato un wattmetro digitale (si trova tra i 15 e i 25 euro nei negozi di bricolage) e l’ho collegato alla presa della lavastoviglie. Per un mese ho alternato i due programmi, annotando i consumi effettivi di ogni ciclo.
La mia lavastoviglie è un modello classe A da 13 coperti, installato nel 2023. Ho fatto il test con carichi sempre pieni e usando lo stesso detersivo. Ogni ciclo eco durava mediamente 3 ore e 20 minuti. Ogni ciclo rapido 35 minuti.
I risultati? Il ciclo eco consumava tra 0,9 e 1,1 kWh per lavaggio. Il ciclo rapido oscillava tra 0,6 e 0,7 kWh. In pratica, il programma “ecologico” richiedeva dal 40% al 60% di energia in più rispetto a quello veloce.
Perché il ciclo eco consuma di più: il fattore tempo
Il paradosso si spiega con la durata. Anche se l’acqua è meno calda, la lavastoviglie resta accesa per oltre tre ore. In questo tempo la pompa di ricircolo lavora continuamente, il sistema di filtraggio è attivo, la resistenza mantiene l’acqua a temperatura costante.
Il ciclo rapido scalda l’acqua velocemente e chiude il processo prima che i consumi “passivi” (pompa, elettronica di controllo, display) si accumulino. È lo stesso principio per cui un forno acceso mezz’ora consuma meno di uno acceso tre ore a temperatura inferiore.
Secondo i dati raccolti da associazioni di consumatori europee, per modelli di classe energetica A o superiore il ciclo eco risulta più efficiente solo se si considera anche il consumo d’acqua (che effettivamente è inferiore del 20-30%). Ma se guardiamo solo l’energia elettrica, il rapido vince.
Quando il ciclo eco ha senso (e quando no)
Il ciclo eco resta utile in tre situazioni specifiche:
- Stoviglie poco sporche: se le pentole sono solo da sciacquare, l’ammollo lungo a bassa temperatura funziona bene e non sprechi potenza di lavaggio che non serve
- Tariffa elettrica bioraria: se avvii la lavastoviglie di notte con tariffa ridotta, il costo delle 3 ore può risultare inferiore rispetto a 35 minuti in fascia cara
- Impianto fotovoltaico: se hai pannelli solari e lavi di giorno quando produci energia, la durata non pesa sul costo
- Ottimizzazione acqua: in zone con costi idrici alti o restrizioni, il risparmio d’acqua del ciclo eco può compensare il surplus elettrico
Per tutti gli altri casi, soprattutto se lavi una volta al giorno con carico completo e stoviglie mediamente sporche, il ciclo rapido è più efficiente.
I cicli intermedi: auto e intensivo
Durante il test ho provato anche i programmi auto (che regola automaticamente temperatura e durata) e intensivo (70°C, per pentole molto incrostate).
Il ciclo auto ha consumato in media 0,75 kWh, posizionandosi tra eco e rapido. Dura circa 2 ore e si adatta al livello di sporco rilevato dai sensori. È una buona via di mezzo se non vuoi scegliere ogni volta.
Il ciclo intensivo è arrivato a 1,3-1,4 kWh per lavaggio. Va usato solo quando davvero necessario, non come programma standard. Le pentole incrostate si possono ammollare a mano prima del lavaggio, risparmiando energia.
Altri fattori che influenzano il consumo reale
Oltre al programma, tre elementi cambiano i consumi della lavastoviglie:
Carico parziale: lavare con la macchina mezza vuota non dimezza il consumo. La lavastoviglie usa circa il 70-80% dell’energia anche con pochi piatti, perché deve comunque scaldare l’acqua e far girare le pale.
Prelavaggio: alcune persone attivano il ciclo di prelavaggio prima del programma principale. Questa opzione aggiunge 0,2-0,3 kWh a ogni lavaggio. Meglio sciacquare i piatti molto sporchi a mano sotto l’acqua fredda prima di caricarli.
Asciugatura: disattivare l’asciugatura a caldo e aprire lo sportello a fine ciclo fa risparmiare circa il 15% di energia. L’unico inconveniente è aspettare qualche ora prima di riporre le stoviglie.
Il costo concreto sulla bolletta
Con una tariffa media di 0,35 euro per kWh (dato 2026 per contratti nel mercato libero), la differenza tra un ciclo eco e uno rapido è di circa 0,15-0,17 euro a lavaggio.
Se usi la lavastoviglie una volta al giorno per un anno, passare dal ciclo eco al rapido ti fa risparmiare tra 55 e 62 euro annui. Non è una cifra enorme, ma considerando che basta premere un pulsante diverso, il ritorno è immediato.
Per famiglie che usano la lavastoviglie due volte al giorno, il risparmio raddoppia: fino a 120 euro l’anno.
Domande frequenti
Il ciclo rapido lava bene quanto quello eco?
Sì, se le stoviglie non sono eccessivamente incrostate. La temperatura più alta del ciclo rapido compensa la durata inferiore. Ho notato che bicchieri e posate escono più brillanti rispetto al ciclo eco, probabilmente per l’asciugatura più intensa.
Usare sempre il ciclo rapido rovina la lavastoviglie?
No. Il ciclo rapido non sollecita i componenti più degli altri programmi. Anzi, essendo più breve riduce il tempo di funzionamento delle parti mobili. I manuali tecnici dei produttori non sconsigliano l’uso frequente di questo programma.
Come faccio a sapere quanti kWh consuma la mia lavastoviglie?
Puoi usare un misuratore di corrente (wattmetro) collegato alla presa, oppure consultare l’etichetta energetica dell’elettrodomestico che riporta i consumi stimati per ciclo. Per modelli recenti l’app del produttore talvolta traccia i consumi in tempo reale.
Conviene lavare a mano invece che usare la lavastoviglie?
Dipende da quanta acqua usi. Lavare a mano con acqua corrente consuma mediamente 40-60 litri per un carico completo. La lavastoviglie ne usa 8-12 litri. Energicamente il lavaggio a mano costa meno se usi acqua fredda o tiepida, ma il consumo idrico è molto superiore.
Il sale e il brillantante influenzano i consumi?
Indirettamente sì. Se mancano, la lavastoviglie può allungare i cicli di risciacquo per compensare. Mantenere il livello corretto di sale e brillantante aiuta la macchina a lavorare in modo ottimale, riducendo i tempi e quindi i consumi.
Esiste un orario migliore per avviare la lavastoviglie?
Se hai una tariffa bioraria, le fasce serali e notturne (dopo le 19 nei giorni feriali, tutto il giorno sabato e domenica) costano meno. Con il fotovoltaico conviene lavare nelle ore centrali quando produci energia. Con tariffa monoraria l’orario è indifferente.
In sintesi
Quello che ho imparato da questo test è che le etichette sui programmi possono ingannare. “Eco” non significa automaticamente “consuma meno in assoluto”, ma piuttosto “ottimizzato per una combinazione di fattori” che include acqua, energia e detergente. Per chi vuole ridurre la bolletta elettrica, il ciclo rapido è la scelta più sensata nella maggior parte dei casi quotidiani. E se ti preoccupi del consumo d’acqua, riempire sempre la lavastoviglie al massimo fa più differenza del programma scelto.




