sedie plastica ingiallite

L’estate si avvicina, la voglia di stare all’aria aperta è forte, per questo diventa fondmentale essere dotate di alcuni accessori che risultano essere indispensabili per farlo. Non possono ovviamente mancare un tavolo e delle serde da giardino (possiamo posizionarle anche sul balcone per chi non ne ha uno), disponibili sul mercato a pochi euro se si scegliere una versione in plastica. Queste in genere possono durare a lungo, anche se c’è il rischio concreto che con il tempo il loro aspetto possa cambiare rendendo evidente gli effetti generati dall’usura e dal maltempo.

Tra le conseguenze più diffuse c’è un cambiamento del colore delle sedie che possono diventare gialli sotto la seduta e sui braccioli, cosa che li rende poco belli da vedere. Niente paura, non è detto sia necessario buttarli è possibile infatti recuperarle seguendo un metodo diffuso tra i ricercatori americani che può rivelarsi davvero congeniale. Questo prende il nome di “retr0bright” e prevede l’utilizzo di perossido d’idrogeno e sole. Tutto è estremamente semplice, basta prendere un cucchiaio di acqua ossigenata, metterlo sul pnto più ingiallito e lasciare agire sotto il sole per qualche ora. La soluzione può essere trasversale, può essere infatti applicata anche sui cassetti del frigorifero, sui taglieri, sullo scolapasta.

Perché le plastiche bianche di casa ingialliscono

Nonostante tanti professino la necessità di preservare l’ambiente e ridurre l’utilizzo della plastica, sono ancora diversi gli accessori che abbiamo in casa composti di questo materiale. Basti pensare a mobiletti del bagno,frigorifero, elettrodomestici da cucina e sedie da cucina, fatti di ABS o di polipropilene. La loro resistenza può essere lunga se li teniamo tra le mura domestiche, ben diversa può essere invece la situazione se li lasciamo all’aperto per anni, esposti a raggi UV, ossigeno dell’aria, calore e talvolta fumo, cosa che può portare le loro molecole a ossidarsi.

L’effetto di questo è evidente a tutti, la plastica che era brillante diventa giallo paglierino, ma nei casi più gravi addirittura marrone chiaro, problema a cui sembra impossibile porre rimedio utilizzando i determenti appositi. Questo fenomeno colpisce gli additivi protettivi che il produttore aveva aggiunto (chiamati “stabilizzatori UV”), che finiscono per consumarsi.

Si tende a credere che utilizzare elementi quali sapone di Marsiglia, bicarbonato o sgrassatore possa consentire di rimediare, ma in realtà la superficie resta esattamente come prima. E’ necessario quindi adottare un rimedio differente che vada ad agire sul processo chimico che ha portato al deterioramento. Si può ricorrere in questi casi al perossido d’idrogeno, che in farmacia è disponibile come acqua ossigenata, quindi facilmente reperibile.

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Il metodo: cosa serve, dosaggi, tempi

Se vogliamo applicare questo metodo per porre rimedio alle plastiche ingiallite sono necessarie tre cose: acqua ossigenata, una giornata di sole pieno, e un pannello di pellicola trasparente da cucina o un sacchetto trasparente. Anche le condizioni meteo possono quindi esserci di aiuto, è bene quindi valutare quando procedere.

Questo può essere possibile sulla base dell’effetto della chimica: il perossido d’idrogeno, sotto i raggi UV del sole, libera ossigeno nascente che ossida i pigmenti gialli e li rompe in molecole incolori. Applicare la pellicola sulla superficie consente poi di tenere il perossido a contatto con la plastica senza farlo evaporare prima del tempo.

E’ però determinante prestare attenzione alle dosi, ben sapendo di poter trovare due diverse concentrazioni di acqua ossigenata: quella da farmacia a 12 volumi (circa 3-4% di perossido) e quella da fai-da-te a 35-40 volumi (circa 12% di perossido). La prima è più lenta ma più sicura; la seconda è più aggressiva, va più veloce, ma richiede guanti e occhiali.

Ecco come procedere con le sedie da giardino o oggetti grandi. Si deve innanzitutto pulire la plastica semplicemente usando uno straccio umido e un goccio di sapone neutro, per poi asciugare. A quel punto si deve versare l’acqua ossigenata a 12 volumi su uno straccio o uno sponge fino a impregnarlo e tamponare sula superficie ingiallita. Fatto questo, è raccomandabile coprire la parte interessata con della pellicola trasparente, con un’attenzione particolare alla seduta. I risultati saranno però possibile lasciando agire sotto il sole per crca quattro o cinque ore, arrivando a sostituire lo straccio con una nuova passata di acqua ossigenata a metà. Trascorso questo tempo, si può togliere la pellicola e lasciare asciugare. Attenzione, non ci si deve aspettare di rivedere il bianco all’istante, questo sarà evidente in maniera graduale, dopo la prima esposizione si noteranno importanti differenti, ma andrà ancora meglio dopo 24-48 ore, quando tutto sarà stabilizzato.

Il metodo può essere applicato anche per oggetti piccoli che usiamo quotidianamente, quali taglieri, scolapasta, ciotole, ma in questo caso è bene optare per l’immersion. Ci si deve dotare di una bacinella, riempirla con acqua ossigenata 12 volumi pura, immergercil’oggetto e coprire la bacinella con pellicola trasparente, per poi lasciarla al sole per tre ore. L’effetto è uniforme, non si noterà alcuna macchia.

Avvertenze di sicurezza che NON saltare

L’acqua ossigenata a 12 volumi è considerata sicura per uso domestico — è la stessa che si usa per schiarire i capelli o disinfettare ferite leggere. La concentrazione a 35 volumi è invece corrosiva e va trattata con rispetto: causa ustioni cutanee se finisce sulla pelle, è dolorosa se schizza negli occhi, e libera vapori che irritano le vie respiratorie se la usi in ambiente chiuso. Per il 35 volumi servono guanti in nitrile, occhiali di protezione, e ambiente ben ventilato.

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Non mescolare mai l’acqua ossigenata con candeggina, ammoniaca o aceto: le reazioni producono gas tossici. Non usarla su superfici alimentari (taglieri usati per cucinare) senza un risciacquo abbondante con acqua dopo il trattamento. Tieni lontano da bambini e animali finché stai trattando le superfici. E non aspettarti miracoli su plastiche bruciate dal sole o opacizzate dall’usura meccanica: in quei casi il problema non è chimico ma fisico, e il perossido non lo risolve.

Le 5 plastiche di casa che si possono recuperare

L’acqua ossigenata può essere utile per recuperare tanti accessori che abbiamo in casa, così da evitare di gettarli e farli tornare quasi come nuovi. Sono cinque le plastiche che tutti noi abbiamo e che possiamo trattare in questo modo, eccoli in ordine di soddisfazione.

Le sedie da giardino in plastica bianca rappresentano il caso più eclatante. L’ABS ingiallisce uniformemente su tutta la struttura, il trattamento al sole le riporta tutte allo stesso bianco originario. Bastano pochi euro per ll’acqua ossigenata e qualche ora per evitare di doverne comprare altre.

I cassetti del frigorifero, quelli che si trovano in fondo per conservare la verdura, finiscno per ingiallire stando a contatto continuamente con i liquidi e per l’ossidazione lenta. Si può porcedere per immersione in bacinella, per poi lasciarli tre ore al sole e vederli tornare trasparenti come nuovi. E’ il caso di curcuma, pomodoro, carote. La procedura è la stessa: bacinella, acqua ossigenata 12 volumi e sole. Attenzione, dovendo essere utilizzati per il cibo è bene risciacquare con cura per eliminare ogni residuo.

Lo scolapasta e gli scolaposate in plastica bianca ingialliscono a causa della condensa dell’ olio e per il calore del lavaggio in lavastoviglie. L’immersione consente di riavere il bianco originario, senza lasciare residui chimici

I mobiletti del bagno bianchi, soprattutto le ante e le ribalte, finiscono per cambiarecolore per effetto di umidità e luce. E’ consigliabile in questi casi optare per la procedura tampone+pellicola+sole, l’immersione non è praticabile. Si potranno avere ottimi risultati sulle ante in PVC e ABS lucido, mentre è meno efficace sui laminati che ingialliscono per altre ragioni.

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Domande frequenti sulle plastiche ingiallite

L’acqua ossigenata rovina la plastica?

No, non in modo strutturale. La concentrazione a 12 volumi è troppo blanda per intaccare il polimero, agisce solo sui pigmenti gialli ossidati. La concentrazione a 35 volumi richiede maggiore attenzione ma non rovina la plastica se rispetti i tempi (massimo 4-5 ore di esposizione). Quello che rovina davvero la plastica è il sole prolungato senza protezione, non il perossido.

Il trattamento dura nel tempo o le plastiche ingialliscono di nuovo?

Il bianco recuperato resta stabile per due-tre anni, dopodiché il processo di ossidazione naturale ricomincia. È un fenomeno fisiologico delle plastiche esposte agli UV. Se vuoi prolungare il risultato, dopo il trattamento puoi applicare un protettivo specifico per plastiche da esterno (esistono spray antingiallimento dedicati) o spostare gli oggetti in una zona meno esposta al sole diretto.

Posso usare il bicarbonato al posto dell’acqua ossigenata?

No, sono due sostanze chimicamente diverse. Il bicarbonato è un detergente leggermente abrasivo che pulisce sporcizia superficiale, ma non agisce sui pigmenti gialli ossidati nella struttura del polimero. Per il problema dell’ingiallimento serve un agente ossidante, e il perossido d’idrogeno è quello più sicuro per uso domestico.

Funziona anche di notte o senza sole?

L’effetto è molto più lento ma non zero. La luce UV solare accelera la reazione di un fattore dieci. Senza sole servono molte ore in più e il risultato è incompleto. Se devi farlo in inverno o in giornate nuvolose, una lampada a UV-A da terrario (quelle per rettili, costano 20-30 euro) può sostituire il sole — è il metodo che usano i restauratori di vinili e console vintage.

Su quali plastiche NON funziona?

Sui pigmenti aggiunti dal produttore (plastiche colorate verdi, blu, rosse: il trattamento le sbianca solo se sono blacknei punti dove l’ossidazione le ha fatte ingiallire). Su plastiche “bruciate” dal sole, dove la struttura del polimero è degradata e diventata friabile o opaca: in questi casi il problema è meccanico, non cromatico. E sui polimeri morbidi tipo gomma o silicone, dove il perossido può alterare la flessibilità.

In sintesi

Le plastiche bianche di casa che si ingialliscono non sono da buttare: il fenomeno è reversibile con un metodo chimico semplice, sicuro per uso domestico, e che costa meno di 5 euro per una intera serie di sedie. Acqua ossigenata, sole, pellicola trasparente, qualche ora di pazienza: la chimica fa il resto. È un piccolo gesto di sostenibilità casalinga — un oggetto in meno nel rifiuto, qualche euro in meno spesi nel sostituirlo, e una piccola soddisfazione quando il bianco originario riappare. Buon recupero.

 

Di Ilaria Macchi

Laureata in Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano, sotto il segno della Bilancia, da sempre appassionata di giornalismo e comunicazione a 360 gradi. Mi piace scrivere di tutto, amo lo sport, e il calcio in modo particolare, oltre a moda e Tv.