Accendere la luce a soffitto che abbiamo in casa può essere un grave errore, questo può rendere l’ambiente freddo e anonimo, al punto tale da avere la voglia di scappare.
La nostra casa non deve essere considerata esclusivamente dove il luogo in cui ci ritroviamo la sera al termine di una giornata di lavoro e dove poi dormiamo, altrimenti un posto potrebbe valere l’altro. Paradossalmente, se questa teoria fosse diventata una costante dei nostri pensieri potremmo addirittura credere di stare meglio in un hotel, visto che qui possiamo godere di tutti i comfort del caso.
E’ infatti importante che la nostra abitazione sia un nido in cui trovare rifugio e ritrovare la serenità, a maggior ragione se si è reduci da ore impegnative nella professione che hanno messo a dura prova anche il più imperturbabile. Questo obiettivo può però essere raggiunto più facilmente grazie ad alcuni piccoli accorgimenti a cui potresti non avere pensato, anche la luce a soffitto può diventare strategica se usata nel modo giusto.
Occhio alla luce a soffitto – Se sbagli la casa diventa anonima
Pensare che un elemento come la luce a soffitto, che troviamo in ogni locale e in ogni edificio, possa influenzare la concezione che abbiamo di un posto e farci provare sensazioni ben precise, non del tutto positive, può sembrare strano, E invece è esattamente così, non può essere solo uno strumento che finiamo per utilizzare quando la luce naturale non è più sufficiente.
Un gesto che compiamo in maniera automatica come premere l’interruttore per illuminare una stanza finisce per creare un effetto che non è sempre così bello da vedere e che può influire sul nostro stato d’animo. Una forte luce che piove dall’alto può infatti creare ombre nette e un’atmosfera piatta e impersonale, qualcosa che nessuno di noi può ritenere piacevole. A condividere questa idea possiamo essere noi stessi, ma anche amici e familiari che possiamo accogliere.
Quella luce a soffitto, pensata come fonte primaria, è in realtà il nemico numero uno del comfort. Si tratta di una teori pienamente condivisa da parte degli interior designer, che invitano a giocare con l’illuminazione degli interni di ogni realtà. Grazie ad alcune scelte strategiche l’effetto che si può ottenere può essere addirittura stupefacente.
L’illuminazione stratificata
Il principio chiave che ogni interior designer applica è quello dell’illuminazione stratificata (o layered lighting). Nessun ambiente di pregio è illuminato da un’unica fonte. Il comfort visivo si ottiene sovrapponendo tre livelli di luce che lavorano in sinergia. La luce a soffitto serve solo come base generale (luce ambientale), da usare il meno possibile.
Chi teme di dover sostenere grosse spese per poter ottenere un cambiamento tangibile può stare tranquillo, non è necessario rifare l’impianto elettrico, nè acquistare mobili costosi. E’ sufficiente creare “Isole di Luce” senza opere murarie, aggiungendo una fonte di calore ad altezza uomo, come una lampada a terra.
La piantana, questo il nome tecnico della lampada, deve essere posizionata n un angolo buio del soggiorno o vicino a una poltrona. Questo semplice gesto crea un punto di interesse verticale e un’isola di luce calda che “spezza” la monotonia, rendendo l’ambiente immediatamente più intimo e tridimensionale.
Insomma, si deve quindi smettere di considerare luce a soffitto come alla protagonista e iniziare ad aggiungere le vere fonti di calore.




