Le serate di metà settembre portano con sé i primi brividi: temperature che scendono sotto i 18 gradi in casa, coperte che ricompaiono sui divani, finestre che si chiudono prima del tramonto. La tentazione di accendere il riscaldamento è forte, ma prima di ruotare la manopola del termostato c’è un dettaglio che molti ignorano — e che può costare caro.
L’accensione dei termosifoni in Italia non è libera: esiste un calendario preciso, differenziato per zone climatiche, che stabilisce quando è legale attivare l’impianto. E nel 2026, con l’autunno che si è fatto sentire prima del previsto in molte regioni, la questione diventa ancora più attuale. Vediamo cosa dice la normativa, quali sono le date da segnare in calendario e quali strategie adottare per non congelare — senza rischiare sanzioni o bollette astronomiche.
Le sei zone climatiche italiane: dove ti collochi
L’Italia è suddivisa in sei zone climatiche, identificate con lettere dalla A alla F, in base ai gradi giorno — un parametro che misura il fabbisogno termico di un territorio. Non si tratta di una divisione geografica semplice (Nord/Centro/Sud), ma di una classificazione comune per comune, che tiene conto di altitudine, esposizione e condizioni climatiche storiche.
Ogni zona ha un periodo di accensione consentito e un numero massimo di ore giornaliere di funzionamento. Zona A (le aree più calde, come Lampedusa o Porto Empedocle): accensione dal 1° dicembre al 15 marzo, massimo 6 ore al giorno. Zona B (sud costiero, incluse zone di Sicilia e Calabria): 1° dicembre – 31 marzo, massimo 8 ore. Zona C (aree del Centro-Sud come Napoli, Bari, parte della Toscana costiera): 15 novembre – 31 marzo, massimo 10 ore.
Salendo verso nord e verso l’interno: Zona D (gran parte del Centro, Roma inclusa, e zone della Pianura Padana come Milano e Torino): accensione dal 1° novembre al 15 aprile, massimo 12 ore. Zona E (aree più fredde: montagne appenniniche, provincia di Cuneo, alte valli alpine, Belluno): 15 ottobre – 15 aprile, massimo 14 ore. Infine Zona F (zone di alta montagna sopra i 3.000 gradi giorno): nessun limite di periodo o orario.
Puoi verificare la zona climatica del tuo comune sul sito del Ministero della Transizione Ecologica o chiedendo all’ufficio tecnico comunale. Molti termotecnici consigliano di tenere una copia della classificazione salvata sul telefono, per evitare dubbi al momento dell’accensione.
Settembre 2026: chi può già accendere (e chi deve aspettare)
A metà settembre 2026, la risposta breve è: quasi nessuno può accendere legalmente, salvo rare eccezioni. Solo i comuni in Zona F — quelli montani sopra i 3.000 gradi giorno, come alcune frazioni dell’Alto Adige, della Val d’Aosta o dell’Appennino tosco-emiliano — hanno libertà totale di accensione. Per tutti gli altri, occorre attendere ottobre o novembre.
Secondo i dati ISTAT aggiornati al 2025, circa l’88% della popolazione italiana vive in zone D, E o C, dove l’accensione parte tra metà ottobre e metà novembre. Solo il 3% circa si trova in Zona F, dove il riscaldamento può essere già attivo in queste settimane.
Per chi abita in Zona E (che include città come Trento, Cuneo, L’Aquila, e molte località appenniniche), l’appuntamento ufficiale è il 15 ottobre 2026. Per la Zona D (Roma, Firenze, Bologna, Torino, Milano), si parte il 1° novembre. Chi vive in Zona C o inferiore dovrà attendere almeno metà novembre o dicembre.
Chi accende prima delle date consentite rischia sanzioni che variano da 500 a 3.000 euro, secondo il DPR 74/2013. I controlli non sono frequentissimi, ma negli ultimi anni le segnalazioni di vicini — specie nei condomìni — sono aumentate, e le verifiche possono arrivare anche a seguito di consumi anomali rilevati dalle utility.
Le deroghe possibili: quando puoi accendere in anticipo
Esistono margini di flessibilità previsti dalla normativa. Il DPR 74/2013 consente ai sindaci di autorizzare accensioni anticipate in caso di condizioni climatiche eccezionali — per esempio, un’ondata di freddo fuori stagione certificata da Protezione Civile o servizi meteorologici regionali.
Nel 2022, alcuni comuni della Lombardia e del Piemonte hanno concesso deroghe già a fine settembre, in seguito a temperature notturne sotto i 10 gradi per più giorni consecutivi. Nel 2026, al momento della scrittura, non risultano ordinanze di questo tipo, ma la situazione potrebbe cambiare se le temperature dovessero scendere ulteriormente nelle prossime settimane.
Un’altra deroga riguarda gli impianti autonomi in edifici non vincolati da regolamenti condominiali: in teoria, il controllo è meno stringente, ma la legge rimane valida anche per chi ha la caldaia privata. Alcuni termotecnici suggeriscono di documentare, con foto dei termometri e bollettini meteo, eventuali temperature indoor sotto i 16 gradi per più giorni, nel caso in cui si decida di accendere in anticipo per motivi di salute (anziani, bambini piccoli, patologie respiratorie). In quel caso, una comunicazione preventiva al Comune può essere utile.
Per approfondire come gestire gli ambienti domestici in modo sicuro ed efficiente, leggi anche 5 consigli per un’illuminazione perfetta, che offre spunti anche su come migliorare la percezione termica degli spazi con soluzioni di luce calda.
Alternative al riscaldamento centralizzato: cosa puoi usare subito
Se le serate di settembre sono troppo fredde ma non puoi ancora accendere i termosifoni, esistono soluzioni integrative — alcune più efficienti di altre. I termotecnici consigliano di evitare stufette elettriche a resistenza classiche: consumano molto (anche 2.000 watt/ora) e alzano poco la temperatura percepita in ambienti grandi.
Una soluzione più efficiente è il termoventilatore ceramico a basso consumo, che riscalda rapidamente piccoli spazi (bagno, camera da letto) con consumi intorno ai 1.500 watt. Meglio ancora sono i radiatori a olio, che mantengono il calore più a lungo e possono essere spostati da una stanza all’altra. Si trovano modelli da 7-9 elementi a partire da 50-70 euro nei negozi di bricolage come Leroy Merlin o OBI.
Un’altra opzione, per chi ha già un impianto di condizionamento con pompa di calore, è usare la funzione riscaldamento del climatizzatore. Tecnicamente, i condizionatori non rientrano nella normativa sull’accensione dei termosifoni: puoi usarli tutto l’anno. Il consumo è più alto rispetto a una caldaia a condensazione (circa 0,8-1,2 kWh per ogni kWh termico prodotto, contro 0,9-1,0 della caldaia), ma per poche serate può essere una soluzione tampone accettabile.
Infine, non sottovalutare l’efficacia di interventi passivi: chiudere le persiane dopo il tramonto, usare tende termiche alle finestre, posizionare paraspifferi sotto le porte. Secondo uno studio del Politecnico di Milano del 2024, queste misure possono alzare la temperatura percepita in casa di 1,5-2 gradi, senza alcun consumo energetico.
Per altri consigli su come gestire al meglio gli spazi domestici, dai un’occhiata a come migliorare la qualità dell’aria in casa, che tratta anche il tema dell’umidità e della ventilazione in autunno.
Accensione programmata: come prepararsi al meglio
Che tu possa accendere a metà ottobre o a inizio novembre, settembre è il mese giusto per verificare lo stato dell’impianto. I termotecnici raccomandano un controllo annuale prima dell’accensione, obbligatorio per legge per caldaie sopra i 10 kW (praticamente tutte quelle condominiali e molte autonome).
Il check comprende: verifica della combustione, pulizia dello scambiatore, controllo della pressione dell’impianto (che deve essere tra 1 e 1,5 bar a freddo), spurgo dei radiatori per eliminare le bolle d’aria accumulate durante l’estate. Quest’ultimo passaggio è spesso sottovalutato, ma fa la differenza: un radiatore con aria all’interno scalda in modo disomogeneo e consuma fino al 15% in più.
Se hai una caldaia autonoma, puoi fare tu stesso lo spurgo: basta aprire la valvolina laterale del termosifone con un contenitore sotto, finché non esce acqua senza bolle. Se l’impianto perde pressione rapidamente (più di 0,2 bar in una settimana), c’è probabilmente una micro-perdita: in quel caso serve un tecnico.
Un altro consiglio: programma il termostato con fasce orarie intelligenti. Secondo Enea, riscaldare la casa a 19-20 gradi solo nelle ore di effettiva presenza (mattina 6-9, sera 18-23) può ridurre i consumi del 20-25% rispetto a un riscaldamento continuo a 21 gradi. I termostati smart (Netatmo, Tado, Google Nest) costano 80-150 euro e si ammortizzano in 1-2 stagioni.
Quanto costa accendere: stime per l’autunno 2026
Con i prezzi del gas naturale che a settembre 2026 si attestano intorno a 0,45 euro/Smc (dato ARERA aggiornato al 15 settembre), accendere il riscaldamento pesa sulla bolletta. Un appartamento di 80 mq in Zona D, con caldaia a condensazione e isolamento medio, consuma mediamente 120-150 Smc di gas al mese durante l’inverno pieno (gennaio-febbraio). In autunno, con accensioni parziali, si scende a 40-60 Smc/mese.
Tradotto in euro: circa 20-30 euro di gas al mese per ottobre-novembre, contro i 60-80 di gennaio. Chi ha impianti meno efficienti (caldaie tradizionali sopra i 15 anni) può arrivare a 40-50 euro già in autunno. Da qui l’importanza di valutare un eventuale upgrade tecnologico: passare a una caldaia a condensazione di classe A può ridurre i consumi del 25-30%.
Un altro dato da considerare: secondo uno studio di Altroconsumo (2025), il 38% delle famiglie italiane accende il riscaldamento «un po’ prima» delle date ufficiali, per poche ore al giorno. Il risparmio percepito di aspettare fino all’ultimo è spesso annullato da un uso improvviso e intensivo nei primi giorni freddi: meglio accendere nelle date consentite, ma con moderazione e programmazione intelligente.
Riscaldamento e sostenibilità: cosa cambia nel 2026
Il tema del riscaldamento domestico è al centro delle politiche ambientali europee. Nel 2026 è entrata in vigore la seconda fase della direttiva «Case Green» (EPBD IV), che impone agli Stati membri di ridurre le emissioni degli edifici residenziali del 16% entro il 2030 rispetto al 2020. In Italia, questo si traduce in incentivi rafforzati per l’efficientamento — e in alcuni casi, in obblighi.
Dal 2025, le caldaie a gasolio per riscaldamento non possono più essere installate in nuove costruzioni o sostituite in caso di guasto definitivo. Le caldaie a gas tradizionali (non a condensazione) vedranno probabilmente restrizioni simili dal 2027. Chi deve sostituire l’impianto oggi ha convenienza a orientarsi su pompe di calore elettriche o ibride, che accedono a detrazioni fiscali del 65% (Ecobonus) o del 50% (ristrutturazioni).
Un’altra novità: molti comuni stanno introducendo limiti più stringenti alla temperatura massima interna. La legge nazionale prevede 20 gradi + 2 di tolleranza, ma città come Milano e Torino hanno già sperimentato nel 2023-2024 campagne per abbassare il target a 19 gradi, con sanzioni per edifici pubblici e incentivi (sconti Tari) per condomìni virtuosi. Nel 2026, questa pratica potrebbe estendersi ad altre città.
Cosa fare se abiti in condominio: le regole del regolamento
In un condominio con riscaldamento centralizzato, le date di accensione sono stabilite dall’amministratore in base alla zona climatica, ma il regolamento condominiale può introdurre limiti più restrittivi (per esempio, posticipare l’accensione di qualche giorno). Non può invece anticiparla, salvo delibera assembleare straordinaria con maggioranza qualificata.
Se hai le valvole termostatiche sui radiatori (obbligatorie dal 2017 nei condomìni con impianto centralizzato), puoi regolare la temperatura stanza per stanza, ma non puoi «spegnere» del tutto il tuo appartamento se l’impianto centrale è acceso: la valvola chiude il flusso quando raggiunge la temperatura impostata, ma una minima circolazione rimane per evitare squilibri idraulici.
Un errore comune: chiudere tutte le valvole pensando di risparmiare. In realtà, se l’impianto è a contabilizzazione, paghi in base ai consumi effettivi rilevati dalle valvole, ma anche una quota fissa (30-50%) per le spese comuni (manutenzione caldaia, acqua calda sanitaria). Chiudere tutto non azzera la spesa, e può creare problemi di pressione all’impianto.
Riscaldamento e salute: quando il freddo in casa diventa un rischio
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda una temperatura interna minima di 18 gradi per adulti sani, e di 20-21 per bambini, anziani e persone con patologie respiratorie o cardiovascolari. Temperature sotto i 16 gradi per periodi prolungati aumentano il rischio di infezioni respiratorie, peggiorano l’asma e possono favorire la formazione di muffe (che proliferano in ambienti freddi e umidi).
Se vivi in una casa con scarso isolamento e non puoi accendere il riscaldamento per ragioni normative o economiche, alcune strategie possono aiutare: concentra la vita domestica in una o due stanze, che puoi scaldare localmente con un radiatore a olio; usa coperte termiche e abbigliamento a strati; mantieni un livello di umidità relativa tra il 40 e il 60% (un igrometro economico costa 10-15 euro e si trova in qualsiasi ferramenta).
In caso di difficoltà economiche nel pagamento delle bollette, esistono il bonus sociale per il gas (sconto automatico per ISEE sotto 9.530 euro, o 20.000 con 4+ figli) e fondi comunali di sostegno. Molti Comuni offrono contributi una tantum per le spese di riscaldamento: vale la pena informarsi presso i servizi sociali del proprio municipio.
Conclusione: attendere le date ufficiali conviene
Settembre 2026 porta con sé le prime serate fresche, ma per la stragrande maggioranza degli italiani accendere il riscaldamento è ancora prematuro — e illegale. Le date ufficiali di accensione, differenziate per zona climatica, esistono per bilanciare comfort abitativo, tutela della salute e sostenibilità energetica.
Prepara l’impianto con un controllo tecnico, programma il termostato in modo intelligente, valuta soluzioni integrative per le serate più fredde. E se abiti in Zona E o F, segna in calendario il 15 ottobre: tra meno di un mese potrai finalmente accendere senza pensieri.
Per interventi sull’impianto di riscaldamento è consigliabile rivolgersi a un termotecnico abilitato.




