Settembre porta con sé le prime serate fresche. La temperatura scende, l’aria si fa più pungente, e in molte case italiane scatta quasi automaticamente lo stesso gesto: mano al termostato, riscaldamento acceso. Sembra la cosa più naturale del mondo. Eppure, secondo i termotecnici, è proprio in questo momento che si compie uno degli errori più costosi dell’anno in termini di bolletta energetica.
Non si tratta di un problema di comfort o di resistenza al freddo. Il punto è più sottile: esiste un dato preciso, misurabile, che indica il momento esatto in cui accendere l’impianto. Anticipare di pochi giorni — o anche solo di qualche ora nella giornata — può tradursi in consumi inutili che, sommati nell’arco della stagione, pesano in modo significativo. Vediamo qual è questo dato e come utilizzarlo per ottimizzare l’accensione del riscaldamento in casa.
La trappola del freddo percepito
Il primo equivoco riguarda la percezione termica. Quando il termometro segna 16-17 gradi in casa la sera, la sensazione di freddo può essere sgradevole. Ma i termotecnici sottolineano che il corpo umano impiega tempo ad adattarsi al cambio di stagione: quello che a inizio settembre sembra intollerabile, a metà ottobre risulta normale. Accendere il riscaldamento basandosi solo sulla sensazione personale significa spesso anticipare inutilmente l’avvio dell’impianto.
Un altro fattore è l’inerzia termica degli edifici. Le case, soprattutto quelle in muratura o con buon isolamento, conservano parte del calore accumulato durante l’estate anche nelle prime settimane di settembre. Questo “cuscinetto termico” naturale può mantenere la temperatura interna accettabile anche quando fuori l’aria si raffredda. Sprecare questa risorsa gratuita è proprio ciò che i tecnici cercano di evitare. Per chi vuole migliorare ulteriormente l’efficienza energetica della propria abitazione, può essere utile consultare questa guida sul risparmio energetico, valida anche in autunno.
Il dato che conta davvero: 18 gradi costanti per 48 ore
Secondo i protocolli tecnici più aggiornati, il momento giusto per accendere il riscaldamento arriva quando la temperatura interna dell’abitazione scende stabilmente sotto i 18 gradi e vi rimane per almeno 48 ore consecutive, senza risalire naturalmente durante il giorno. Questo è il segnale che la casa ha perso la sua capacità di autoregolazione termica e che l’impianto diventa realmente necessario.
La soglia dei 18 gradi non è casuale: rappresenta il limite minimo di comfort termico per ambienti domestici secondo le normative europee, ed è anche il punto sotto il quale l’umidità relativa tende ad aumentare, favorendo condensa e muffe. Le 48 ore servono invece a escludere i picchi isolati: una notte particolarmente fredda seguita da una giornata mite non giustifica l’accensione, perché la casa si riscalda da sola con l’irraggiamento solare e le fonti di calore interne (elettrodomestici, persone).

Per monitorare con precisione questo dato, è sufficiente un termometro digitale con funzione di memorizzazione min/max, posizionato in una stanza centrale (soggiorno o corridoio), lontano da fonti di calore dirette. Molti termostati smart ormai offrono anche grafici della temperatura nelle 24 ore, rendendo il controllo ancora più semplice. Se la tua casa tende a raffreddarsi rapidamente, potrebbe essere utile rivedere l’isolamento: trovi spunti interessanti in questo articolo sugli errori comuni con le finestre.
Le fasce orarie che cambiano tutto
Anche quando la soglia dei 18 gradi viene raggiunta, c’è un secondo errore molto diffuso: accendere il riscaldamento per l’intera giornata. A settembre, e spesso anche a ottobre, le temperature esterne possono oscillare di 10-12 gradi tra notte e pomeriggio. Questo significa che l’impianto dovrebbe seguire un ritmo molto diverso rispetto all’inverno pieno.
I termotecnici consigliano di programmare l’accensione in due fasce: dalle 6.00 alle 9.00 del mattino e dalle 18.00 alle 22.00 la sera. Durante le ore centrali della giornata, tra le 10.00 e le 17.00, l’irraggiamento solare riscalda naturalmente gli ambienti, soprattutto quelli esposti a sud. Lasciare il riscaldamento acceso in queste ore è uno spreco puro: la casa si scalderebbe comunque, e si consuma gas o energia elettrica inutilmente.
Questa programmazione a fasce può ridurre i consumi fino al 30% rispetto a un’accensione continua, secondo test condotti da società di gestione energetica. L’importante è che il termostato sia impostato correttamente: una temperatura target di 19-20 gradi per le fasce attive, spegnimento completo (o modalità antigelo a 7-8 gradi) per le ore centrali.
Quando il calendario inganna
La normativa nazionale stabilisce date precise per l’accensione degli impianti di riscaldamento centralizzato, suddivise per zona climatica. Ma queste date — che per la zona E (la più diffusa nel Nord Italia) cadono intorno al 15 ottobre — sono pensate per i condomini e rappresentano un limite massimo, non un obbligo. Molte persone interpretano erroneamente queste scadenze come un “via libera” e accendono il riscaldamento anche se in casa ci sono ancora 19-20 gradi.
Il calendario, insomma, è un riferimento amministrativo, non tecnico. La temperatura interna dell’abitazione resta l’unico dato affidabile. In una stagione particolarmente mite, come sta accadendo in diverse regioni italiane a settembre 2026, posticipare l’accensione di 10-15 giorni rispetto alla data “canonica” non solo è possibile, ma è economicamente sensato. Al contrario, in un autunno freddo e piovoso, potrebbe essere necessario anticipare, ma sempre seguendo il criterio dei 18 gradi per 48 ore.
Come prepararsi all’accensione senza sprechi
Prima di accendere il riscaldamento, anche quando il momento giusto arriva, ci sono alcuni controlli che riducono gli sprechi. Il primo riguarda i radiatori: sfiatare le valvole per eliminare l’aria intrappolata migliora l’efficienza del 10-15%. Questa operazione richiede pochi minuti per termosifone e si fa con una semplice chiave a brugola.
Il secondo passaggio è la pulizia dei filtri della caldaia. Un filtro intasato aumenta i consumi fino al 20%, perché l’impianto deve lavorare di più per raggiungere la stessa temperatura. Le caldaie moderne hanno filtri estraibili che si puliscono con acqua corrente; per modelli più vecchi è consigliabile la manutenzione professionale annuale.
Infine, la verifica degli infissi: spifferi e infiltrazioni d’aria sono nemici invisibili che costringono a tenere il riscaldamento acceso più a lungo. Passare una mano lungo i bordi di finestre e porte nelle giornate ventose permette di individuare i punti critici, che possono essere sigillati con guarnizioni adesive a costo molto basso.
Cosa fare nelle giornate di transizione
Settembre e inizio ottobre sono caratterizzati da giornate “altalenanti”: 15 gradi la sera, 23 a mezzogiorno. In queste situazioni, accendere l’impianto centralizzato è inefficiente. Meglio ricorrere a soluzioni locali: una stufetta elettrica a basso consumo (500-800 watt) nella stanza dove si passa la sera, una coperta termica sul divano, o semplicemente un abbigliamento più pesante in casa.
Questi accorgimenti possono sembrare banali, ma secondo i termotecnici permettono di posticipare l’accensione del riscaldamento di 7-10 giorni, con un risparmio stimato di 40-60 euro sulla bolletta autunnale per un’abitazione media. L’effetto cumulativo, su un intero inverno, diventa significativo.
Un altro metodo efficace è il riscaldamento “a zone”: se l’impianto lo permette, attivare solo i termosifoni delle stanze effettivamente utilizzate (soggiorno, camera da letto) e lasciare spenti quelli di stanze di passaggio o poco frequentate. Questo richiede valvole termostatiche funzionanti su ciascun radiatore, ma il costo iniziale si ripaga in una o due stagioni.
Perché le abitudini famigliari contano più del termostato
Un aspetto spesso trascurato è il comportamento quotidiano. Aprire le finestre per arieggiare quando il riscaldamento è acceso disperde tutto il calore accumulato in pochi minuti. I termotecnici suggeriscono di concentrare il ricambio d’aria nelle fasce di spegnimento (10.00-17.00 a settembre), quando l’aria esterna è più calda e la dispersione termica è minima.
Allo stesso modo, chiudere le porte interne tra stanze riscaldate e non riscaldate (garage, cantine, ripostigli) limita la dispersione. E abbassare tapparelle o chiudere persiane di notte, soprattutto su finestre esposte a nord, crea una barriera termica aggiuntiva che riduce la dispersione del 10-15%.
Queste piccole attenzioni, sommate alla scelta del momento giusto per l’accensione, fanno la differenza tra una bolletta sotto controllo e costi energetici inutilmente alti. Il risparmio non viene dal soffrire il freddo, ma dall’usare il riscaldamento in modo intelligente: quando serve davvero, e non un minuto prima.




