accensione termosifoni

Settembre è il mese in cui molte famiglie iniziano a pensare al riscaldamento. Le prime serate più fresche, il rientro dalle vacanze, l’autunno alle porte. Eppure c’è un’operazione che la maggior parte degli italiani rimanda fino all’ultimo giorno utile o, peggio ancora, salta del tutto.

I termoidraulici professionisti sanno che il momento giusto per verificare l’impianto non è la sera del 15 ottobre, quando la caldaia parte e i termosifoni restano freddi. È adesso, a settembre, quando c’è ancora tempo per intervenire senza l’urgenza del freddo in casa. E c’è un controllo specifico che fa la differenza tra un inverno confortevole e settimane di disagi.

La verifica riguarda un componente nascosto che nel 90% dei casi è la causa di malfunzionamenti: la valvola di sfiato aria del singolo termosifone. Non la caldaia, non il circolatore, non la pressione dell’impianto. Quella piccola vite laterale che quasi nessuno nota.

Perché i termosifoni non scaldano anche se la caldaia funziona

Tra giugno e agosto, quando l’impianto resta spento per mesi, all’interno dei radiatori si accumula aria. Questo fenomeno è naturale e avviene in tutti gli impianti, soprattutto in quelli più datati o in presenza di tubature in ferro. L’aria calda tende a salire e si concentra nella parte alta del termosifone, creando una bolla che impedisce all’acqua calda di circolare correttamente.

Il risultato è un termosifone che scalda solo in basso, o solo in un angolo, mentre il resto rimane freddo. La caldaia lavora al massimo, brucia gas o gasolio, ma il calore non arriva dove serve. Secondo uno studio sui consumi energetici domestici, un impianto con aria nei radiatori può consumare fino al 25% in più rispetto a un impianto correttamente spurgato.

La diagnosi più comune tra chi chiama un tecnico a novembre è proprio questa: “Il termosifone della camera non scalda”. La risposta del termoidraulico, dopo aver fatto lo spurgo in due minuti, è sempre la stessa: “Bastava farlo a settembre”.

Il controllo che i professionisti fanno in ogni casa a settembre

Prima di accendere l’impianto per la stagione fredda, i termoidraulici effettuano un giro completo di tutti i radiatori della casa. L’operazione richiede tra i 15 e i 30 minuti a seconda del numero di termosifoni, ma permette di individuare subito eventuali problemi.

Il controllo si concentra su tre punti specifici per ogni radiatore:

1. Valvola di sfiato aria (detentore superiore)
Nella parte alta di ogni termosifone, generalmente sul lato opposto rispetto alla valvola termostatica, si trova una piccola valvola con una vite centrale. È il punto in cui l’aria si accumula. I tecnici verificano che non sia ossidata, che la vite giri ancora liberamente e che, una volta aperta leggermente, esca effettivamente aria seguita da acqua. Se la valvola è bloccata o perde acqua anche da chiusa, va sostituita prima dell’accensione.

2. Valvola termostatica o manuale
Nella parte bassa del radiatore, il rubinetto di ingresso dell’acqua calda deve essere completamente aperto. Durante l’estate molte persone chiudono queste valvole per evitare perdite, poi se ne dimenticano. Un termosifone con valvola chiusa non scalda, ma la caldaia continua a funzionare. Secondo la tradizione degli idraulici, la valvola va sempre riaperta “fino in fondo, poi mezza rotazione indietro” per evitare che si incastri in posizione di massima apertura.

3. Tubazioni di collegamento
I tubi che portano l’acqua al termosifone, specialmente nei punti di giunzione, vanno controllati visivamente per individuare tracce di umidità o piccole macchie sul pavimento. Una perdita microscopica durante l’estate, quando l’impianto è freddo, diventa evidente quando arriva acqua a 70°C.

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Come spiega questa guida sulla manutenzione degli impianti domestici, la prevenzione a settembre evita interventi d’emergenza nei mesi freddi, quando i tecnici hanno agende piene e i tempi di attesa possono superare la settimana.

Come fare lo spurgo dell’aria: la procedura passo dopo passo

Lo spurgo dell’aria dai termosifoni è un’operazione che chiunque può fare in autonomia, senza chiamare un tecnico. Servono solo una chiave a brugola da 4mm (o un cacciavite, a seconda del tipo di valvola) e uno straccio o una bacinella per raccogliere l’acqua.

La procedura corretta, utilizzata dai professionisti del settore, prevede questi passaggi:

Primo passaggio: preparazione dell’impianto
Accendi la caldaia e porta l’acqua a temperatura. L’impianto deve essere in funzione perché l’acqua calda aiuta l’aria a risalire verso il punto di sfiato. Attendi almeno 10-15 minuti dal momento dell’accensione.

Secondo passaggio: spurgo di ogni radiatore
Parti dal termosifone più vicino alla caldaia e procedi in sequenza verso quelli più lontani. Per ogni radiatore, posiziona lo straccio sotto la valvola di sfiato, apri lentamente la vite con la chiave. Sentirai un sibilo: è l’aria che esce. Quando il sibilo si interrompe e inizia a uscire acqua (prima a gocce, poi a filo continuo), richiudi immediatamente la valvola. Non serve far uscire litri d’acqua: bastano poche gocce dopo l’aria.

Terzo passaggio: ripristino della pressione
Dopo aver spurgato tutti i termosifoni, controlla la pressione dell’impianto sul manometro della caldaia. Il valore corretto si aggira tra 1,2 e 1,5 bar (la zona verde sul display). Se la pressione è scesa sotto 1 bar, va ripristinata attraverso il rubinetto di carico dell’impianto, solitamente situato sotto la caldaia. Apri il rubinetto lentamente finché la lancetta non torna nella zona corretta, poi richiudilo.

Gli errori più comuni che peggiorano il problema

Durante anni di interventi a domicilio, i termoidraulici hanno identificato alcuni errori ricorrenti che gli utenti commettono quando provano a gestire da soli la manutenzione dei termosifoni. Questi sbagli, apparentemente innocui, possono causare danni economici o rendere necessario l’intervento urgente di un professionista.

Aprire la valvola di sfiato con l’impianto spento
Senza pressione nell’impianto, l’aria non esce completamente. Si ha l’illusione di aver risolto il problema, ma al primo avvio della caldaia l’aria si espande di nuovo e il termosifone resta parzialmente freddo.

Far uscire troppa acqua durante lo spurgo
Alcuni pensano che più acqua esce, meglio è. In realtà bastano poche gocce dopo l’aria. Far uscire litri d’acqua abbassa inutilmente la pressione dell’impianto e può danneggiare la caldaia, che va in blocco se la pressione scende sotto 0,5 bar.

Non controllare la pressione dopo lo spurgo
È l’errore più frequente. L’acqua uscita durante lo spurgo abbassa la pressione complessiva del sistema. Una caldaia con pressione troppo bassa non parte, o va in protezione dopo pochi minuti. Molte chiamate d’emergenza a ottobre sono dovute proprio a questo: “Ho fatto lo spurgo, ora la caldaia non funziona più”.

Forzare una valvola bloccata
Se la vite della valvola di sfiato è ossidata e non gira, forzarla può rompere il meccanismo interno. A quel punto la valvola perde acqua in continuazione e va sostituita. Prima di applicare forza, conviene spruzzare un lubrificante tipo WD-40 e attendere qualche minuto.

Quando è necessario chiamare un termoidraulico

Nonostante lo spurgo dell’aria sia un’operazione semplice, ci sono situazioni in cui l’intervento di un professionista diventa indispensabile. Riconoscere questi casi a settembre, quando c’è ancora tempo, permette di evitare emergenze a stagione iniziata.

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Se dopo lo spurgo corretto il termosifone continua a scaldare solo parzialmente, il problema potrebbe essere interno al radiatore. Con gli anni, nei termosifoni in ghisa si accumula sedimento (fanghi ferrosi) che ostruisce i canali interni. In questo caso serve un lavaggio chimico dell’impianto, operazione che va affidata a un tecnico specializzato.

Una valvola di sfiato che perde acqua anche da chiusa va sostituita immediatamente. La perdita può sembrare minima, ma con l’impianto in funzione può trasformarsi in una vera e propria fuoriuscita d’acqua. La sostituzione richiede lo svuotamento parziale del circuito e strumenti specifici.

Se la pressione dell’impianto scende continuamente, anche dopo aver ripristinato il valore corretto, significa che c’è una perdita nascosta da qualche parte. Può essere in una giuntura delle tubazioni, nel vaso di espansione o in un micro-foro nel radiatore. Individuare il punto esatto richiede esperienza e spesso strumenti di rilevamento come cercafughe elettronici.

Secondo la normativa vigente, la manutenzione ordinaria della caldaia va effettuata con cadenze stabilite dal libretto (solitamente annuale o biennale). Se l’impianto non viene controllato da più di due anni, è consigliabile far coincidere il controllo obbligatorio con la verifica pre-stagionale di settembre.

Il calendario della manutenzione secondo i professionisti

I termoidraulici che seguono impianti condominiali o ville con sistemi di riscaldamento complessi applicano un calendario preciso di interventi, che ottimizza l’efficienza e previene i guasti. Questo schema può essere adattato anche alle abitazioni singole.

Settembre: verifica e spurgo
È il mese ideale per il controllo completo pre-stagionale. Temperature ancora miti, possibilità di arieggiare dopo eventuali interventi, tecnici disponibili senza liste d’attesa. Lo spurgo dell’aria va fatto anche se l’anno precedente non si erano verificati problemi.

15 ottobre – 15 novembre: primo avvio controllato
Nelle regioni del Nord Italia, il periodo di accensione degli impianti parte a metà ottobre (per le zone climatiche E) o inizio novembre (zone D). I primi giorni di funzionamento vanno monitorati: temperatura omogenea di tutti i radiatori, assenza di rumori anomali, stabilità della pressione.

Gennaio: verifica intermedia
A metà stagione, soprattutto dopo le festività natalizie con case sempre riscaldate, conviene controllare nuovamente la pressione e verificare che non si sia formata nuova aria nei termosifoni. È più comune di quanto si pensi.

Marzo-Aprile: spurgo finale e spegnimento
Prima di spegnere definitivamente l’impianto per l’estate, alcuni tecnici consigliano un ultimo spurgo. Serve a eliminare l’aria accumulata durante i mesi di funzionamento continuo e a lasciare il circuito pieno d’acqua, che protegge le tubazioni dalla corrosione.

I segnali che il termosifone ha bisogno di manutenzione straordinaria

Oltre alla normale manutenzione annuale, ci sono segnali che indicano la necessità di interventi più approfonditi. Riconoscerli per tempo può evitare la sostituzione completa del radiatore o di parti dell’impianto.

Un rumore di gorgoglio continuo all’interno del termosifone, anche dopo lo spurgo, indica presenza di sedimenti solidi in movimento. Il fango si è solidificato sui tubi interni e ogni volta che l’acqua circola lo smuove creando il rumore caratteristico. La soluzione è il lavaggio chimico o, nei casi più gravi, la sostituzione del radiatore.

Se la valvola termostatica non risponde più alla rotazione della manopola – il termosifone scalda sempre al massimo o resta sempre tiepido – probabilmente il pistone interno si è bloccato per depositi calcarei. Queste valvole hanno una durata media di 10-15 anni. La sostituzione costa tra 25 e 50 euro circa per componente, installazione esclusa.

La presenza di macchie di ruggine sulla superficie esterna del termosifone, specialmente nelle giunzioni tra gli elementi, può indicare un’ossidazione avanzata. Nei termosifoni in ghisa molto vecchi (oltre 40-50 anni) l’ossidazione può perforare la parete metallica dall’interno. In questi casi, prima dell’inverno conviene valutare una sostituzione programmata.

Un odore di gas nei pressi della caldaia o dei tubi, anche lieve, va sempre segnalato immediatamente. Non è legato ai termosifoni ma all’impianto gas. Per sicurezza, chiudere la valvola principale e chiamare un tecnico o il numero di emergenza del fornitore.

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Quanto costa la manutenzione professionale

Per chi preferisce affidarsi a un termoidraulico piuttosto che gestire in autonomia lo spurgo e i controlli, è utile conoscere i costi medi di mercato nel 2026. I prezzi variano in base alla regione e al tipo di intervento.

Un controllo pre-stagionale completo con spurgo di tutti i termosifoni costa mediamente tra 80 e 120 euro per un appartamento standard (3-4 radiatori). Il servizio include verifica caldaia, controllo pressione, spurgo aria, test di tenuta e piccole regolazioni.

La sostituzione di una valvola di sfiato bloccata o danneggiata ha un costo di 20-35 euro per pezzo, più la manodopera (circa 40-60 euro). Molti tecnici offrono tariffe scontate se la sostituzione avviene durante il controllo generale.

Il lavaggio chimico dell’impianto, necessario quando i radiatori sono intasati da sedimenti, è un intervento più complesso. Il costo parte da 200-250 euro per appartamenti piccoli e può arrivare a 500-600 euro per villette con impianti articolati. Include prodotti chimici, tempi di trattamento e risciacquo completo del circuito.

La manutenzione ordinaria obbligatoria della caldaia, da effettuare secondo i termini del libretto (solitamente ogni 1-2 anni), costa tra 80 e 150 euro. Conviene farla coincidere con il controllo pre-stagionale per ottimizzare tempi e costi.

Alternative al termosifone tradizionale per chi ristruttura

Chi sta valutando una ristrutturazione completa dell’impianto di riscaldamento ha oggi diverse alternative ai termosifoni classici in ghisa o alluminio. Le soluzioni moderne offrono vantaggi in termini di efficienza, estetica e manutenzione ridotta.

I pannelli radianti a parete distribuiscono il calore in modo più uniforme e lavorano a temperature più basse (35-40°C contro i 60-70°C dei radiatori), riducendo i consumi. Come descritto in questo approfondimento sulle soluzioni moderne per le pareti, possono essere integrati direttamente nelle murature durante una ristrutturazione.

Il riscaldamento a pavimento è ormai lo standard nelle nuove costruzioni. Elimina completamente i radiatori a vista, liberando spazio lungo le pareti. Richiede però un intervento strutturale importante, con rialzo dei pavimenti di almeno 8-10 cm.

I termoarredi di design combinano la funzione di riscaldamento con quella estetica. Modelli verticali in acciaio, radiatori a specchio per il bagno, elementi colorati per camerette: il mercato offre soluzioni che trasformano il termosifone in complemento d’arredo. I costi sono più alti (da 300-400 euro a elemento) ma l’impatto visivo è completamente diverso.

Per chi cerca ispirazione su come integrare il riscaldamento in ambienti curati, questa guida sull’arredamento moderno propone soluzioni che nascondono o valorizzano i radiatori senza rinunciare allo stile.

La checklist completa per settembre

Prima che arrivi il freddo e si accendano ufficialmente gli impianti, conviene dedicare un pomeriggio a questa verifica completa. I termoidraulici la chiamano “routine pre-inverno” e garantisce un’efficienza ottimale per tutta la stagione.

Punto 1: Spurgo aria da tutti i termosifoni
Con impianto acceso e caldo, spurgare ogni radiatore partendo da quelli più vicini alla caldaia.

Punto 2: Controllo pressione impianto
Verificare che il manometro indichi un valore tra 1,2 e 1,5 bar. Se necessario, ripristinare tramite rubinetto di carico.

Punto 3: Verifica valvole termostatiche
Ruotare ogni manopola da 0 a 5 e ritorno, per verificare che il meccanismo non sia bloccato.

Punto 4: Ispezione visiva di tubazioni e giunti
Controllare sotto ogni termosifone, lungo i tubi visibili, cercando tracce di umidità o macchie.

Punto 5: Test di accensione caldaia
Far partire l’impianto per almeno 30 minuti, verificando che tutti i radiatori scaldino uniformemente.

Punto 6: Pulizia esterna dei termosifoni
Durante l’estate si accumula polvere tra gli elementi. Una pulizia accurata migliora l’efficienza termica e la qualità dell’aria quando il riscaldamento parte.

Punto 7: Controllo umidità nei locali
Se durante l’estate la casa è rimasta chiusa a lungo, verificare che non ci siano accumuli di umidità dietro i mobili o negli angoli. Il riscaldamento intenso su pareti umide può causare muffe.

Per interventi complessi è consigliabile rivolgersi a un professionista. Questa checklist riguarda la manutenzione ordinaria che ogni proprietario può gestire autonomamente, ma non sostituisce il controllo tecnico obbligatorio della caldaia previsto dalla normativa vigente.

Di Ilaria Macchi

Laureata in Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano, sotto il segno della Bilancia, da sempre appassionata di giornalismo e comunicazione a 360 gradi. Mi piace scrivere di tutto, amo lo sport, e il calcio in modo particolare, oltre a moda e Tv.