casa termosifoni

Settembre 2026 porta con sé le prime serate fresche, quelle in cui in casa si inizia a percepire un leggero freddo. La tentazione di accendere il riscaldamento diventa forte, soprattutto nelle regioni del Nord Italia dove le temperature scendono già dai primi giorni del mese. Eppure c’è un passaggio fondamentale che la maggior parte delle persone salta — un controllo che i termoidraulici professionisti raccomandano ogni anno, ma che quasi nessuno esegue.

Questo semplice gesto, che richiede meno di dieci minuti, può fare la differenza tra un inverno tranquillo e una serie di guasti evitabili, con bollette energetiche più alte del previsto e interventi tecnici d’emergenza. Vediamo di cosa si tratta e perché è così importante.

Perché settembre è il mese cruciale per il controllo

A settembre i termosifoni sono stati spenti per circa sei mesi. Durante questo periodo di inattività, secondo i tecnici specializzati, all’interno dei radiatori e delle tubature si possono formare sacche d’aria che impediscono la corretta circolazione dell’acqua calda. Queste bolle d’aria si accumulano naturalmente quando l’impianto non è sotto pressione, ma il problema si manifesta solo al momento dell’accensione.

Come spiegano i termoidraulici intervenuti su portali di settore come Gruppo Fonti Rinnovabili, la presenza di aria nei radiatori provoca due conseguenze immediate: i termosifoni si scaldano solo parzialmente (di solito solo la parte bassa) e la caldaia deve lavorare più a lungo per portare a temperatura l’ambiente, con un aumento dei consumi che può arrivare fino al 15-20% secondo stime di operatori del settore.

Il controllo da fare prima dell’accensione autunnale è proprio questo: sfiatare i termosifoni, eliminando l’aria accumulata durante i mesi estivi. Un’operazione semplice ma decisiva, che molti rimandano fino a quando non si trovano con una casa che non si scalda e una bolletta inspiegabilmente alta. Per chi desidera approfondire altre operazioni di manutenzione domestica, può essere utile consultare la nostra guida sulla cura del parquet, che richiede anch’essa attenzioni preventive stagionali.

Come capire se i termosifoni hanno aria

Esistono alcuni segnali che indicano la presenza di aria nell’impianto di riscaldamento. Il più evidente è la temperatura non uniforme del radiatore: se toccando il termosifone si sente la parte alta fredda o tiepida e quella bassa molto calda, è probabile che ci sia una bolla d’aria nella parte superiore che impedisce all’acqua calda di circolare correttamente.

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Un altro segnale comune è il rumore anomalo proveniente dai radiatori o dalla caldaia: gorgoglii, fischi o rumori metallici sono spesso sintomo di aria intrappolata nel circuito. Secondo i tecnici interpellati da Caloriferi.info (portale specializzato in riscaldamento domestico), questi rumori non vanno mai ignorati perché, oltre a indicare inefficienza, possono nel tempo causare usura prematura delle componenti meccaniche della caldaia.

Infine, un termosifone che impiega molto tempo a scaldarsi dopo l’accensione della caldaia è quasi sempre segno di aria nel circuito. In condizioni normali un radiatore dovrebbe raggiungere la temperatura ottimale in 15-20 minuti dall’accensione dell’impianto.

Il controllo che fa la differenza: come sfiatare i termosifoni

L’operazione di sfiato è alla portata di chiunque e non richiede competenze tecniche particolari. Serve solo una chiave per valvole di sfiato (reperibile in qualsiasi ferramenta o negozio di bricolage a 2-3 euro) e un contenitore basso per raccogliere l’acqua che uscirà insieme all’aria. Alcuni modelli di radiatori più recenti hanno valvole che si aprono con un semplice cacciavite a taglio.

Il procedimento è questo: con l’impianto acceso ma i termosifoni ancora freddi o tiepidi, si posiziona il contenitore sotto la valvola di sfiato (situata generalmente nella parte alta del radiatore, sul lato opposto rispetto ai tubi di entrata e uscita dell’acqua). Si inserisce la chiave nella valvola e si ruota lentamente in senso antiorario di circa mezzo giro. A questo punto si sentirà un sibilo: è l’aria che esce. Bisogna mantenere la valvola aperta finché non inizia a uscire acqua in modo costante, senza più bolle d’aria. A quel punto si richiude ruotando in senso orario.

L’operazione va ripetuta per ogni termosifone della casa, partendo da quelli più lontani dalla caldaia e procedendo verso quelli più vicini. I termoidraulici consigliano di effettuare questo controllo almeno 7-10 giorni prima dell’accensione vera e propria dell’impianto, in modo da avere il tempo di verificare eventuali perdite o anomalie senza la pressione dell’emergenza freddo. Chi vive in appartamento dovrebbe anche verificare la manutenzione dei condizionatori, per prepararsi all’alternanza stagionale tra riscaldamento e climatizzazione.

Cosa controllare dopo lo sfiato

Una volta sfiatati tutti i radiatori, è fondamentale controllare la pressione della caldaia. Durante lo sfiato, infatti, viene eliminata acqua dall’impianto e questo può far abbassare la pressione al di sotto del livello minimo di sicurezza (generalmente indicato tra 1 e 1,5 bar, a seconda del tipo di impianto e dell’altezza dell’edificio).

Sul manometro della caldaia — lo strumento rotondo con l’ago, situato generalmente sul frontale dell’apparecchio — si può verificare il valore. Se la pressione è scesa sotto 1 bar, occorre reintegrare l’acqua aprendo il rubinetto di carico (presente sotto la caldaia o nelle vicinanze) fino a riportare l’ago nella zona verde, tra 1 e 1,5 bar. I manuali d’uso delle caldaie moderne forniscono indicazioni precise, ma in caso di dubbio è sempre consigliabile contattare un tecnico abilitato.

Un altro controllo da fare contestualmente è verificare lo stato delle valvole termostatiche installate sui radiatori. Durante l’estate queste valvole possono bloccarsi in posizione chiusa o semichiusa. Basta ruotarle più volte da un’estremità all’altra (da 0 a 5 e viceversa) per assicurarsi che il meccanismo interno non si sia incollato. Questo piccolo gesto previene malfunzionamenti al momento dell’accensione.

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Quando è obbligatorio accendere il riscaldamento

Dal punto di vista normativo, l’accensione del riscaldamento in Italia è regolamentata dal DPR 74/2013, che suddivide il territorio nazionale in sei zone climatiche (dalla A alla F) stabilendo per ciascuna i periodi e gli orari massimi di funzionamento degli impianti termici.

Per la zona E (che comprende città come Milano, Torino, Bologna, Venezia e tutte le località oltre i 600 metri di altitudine), il riscaldamento può essere acceso dal 15 ottobre al 15 aprile per un massimo di 14 ore giornaliere. La zona F (località alpine oltre i 1.000 metri) non ha invece limitazioni temporali. Le zone più calde del Sud Italia (A, B, C) hanno periodi di accensione più brevi e ristretti, che partono da dicembre e terminano a marzo.

Secondo quanto riportato da Ansa Ambiente in un approfondimento di settembre 2025, queste date sono indicative per gli impianti centralizzati condominiali, mentre chi ha un impianto autonomo può tecnicamente accendere il riscaldamento quando lo desidera, ma è tenuto a rispettare i limiti di temperatura interna fissati per legge (massimo 20°C più 2°C di tolleranza per gli edifici residenziali). Questo significa che, anche avendo la libertà di accensione, non si può superare i 22°C durante il giorno.

Cosa succede se si salta il controllo

Saltare il controllo pre-accensione ha conseguenze concrete. La prima è economica: secondo dati raccolti da Altroconsumo nel report 2025 sul riscaldamento domestico, un impianto con termosifoni non sfiatati può consumare fino al 18% in più di gas rispetto a uno correttamente manutenuto, perché la caldaia deve lavorare più a lungo per compensare la cattiva distribuzione del calore.

La seconda conseguenza riguarda il comfort abitativo. Ambienti che si scaldano in modo disomogeneo, con stanze più fredde di altre nonostante la caldaia sia accesa, sono il risultato diretto di radiatori con aria nel circuito. Questo porta spesso ad alzare inutilmente la temperatura impostata sul termostato, con ulteriore spreco energetico.

Dal punto di vista tecnico, infine, la presenza costante di aria nell’impianto accelera i fenomeni di corrosione interna delle tubature e dei radiatori. L’ossigeno disciolto nell’acqua di riscaldamento reagisce con le superfici metalliche, creando nel tempo incrostazioni e perdite di efficienza che possono richiedere interventi costosi. I termoidraulici professionisti consigliano, oltre allo sfiato annuale, anche un controllo periodico della caldaia da parte di tecnici abilitati, come previsto dalla normativa sulla manutenzione degli impianti termici.

Altri controlli utili a settembre

Oltre allo sfiato dei termosifoni, settembre è il momento ideale per verificare alcuni altri aspetti dell’impianto di riscaldamento. Innanzitutto lo stato dei filtri dell’aria della caldaia: nei modelli a condensazione e a camera stagna, filtri sporchi o intasati riducono l’efficienza e aumentano i consumi. La pulizia o sostituzione dei filtri è un’operazione che può essere fatta autonomamente seguendo le istruzioni del manuale, oppure affidata al tecnico durante la manutenzione ordinaria.

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È utile anche controllare che non ci siano perdite visibili lungo le tubature, soprattutto nei punti di giunzione e in corrispondenza delle valvole. Piccole gocce o tracce di umidità possono essere il segnale di guarnizioni usurate che, se ignorate, possono trasformarsi in perdite più importanti durante il funzionamento continuo dell’impianto nei mesi invernali.

Infine, per chi ha installato un impianto con cronotermostato programmabile, settembre è il momento di verificare che le impostazioni siano corrette e che le batterie (se presenti) siano cariche. Molti disservizi invernali derivano semplicemente da programmazioni sbagliate o da termostati che non comunicano correttamente con la caldaia a causa di batterie scariche. Chi ha recentemente rinnovato gli ambienti domestici può trovare ispirazione nella nostra guida all’arredamento del soggiorno moderno, integrando le esigenze di comfort termico con scelte estetiche contemporanee.

I consigli dei tecnici per risparmiare

I termoidraulici professionisti suggeriscono alcune abitudini che, se adottate dall’inizio della stagione, permettono di contenere i consumi energetici senza rinunciare al comfort. La prima è non coprire i termosifoni con tende pesanti, mobili o copritermosifoni decorativi: questi ostacoli impediscono la corretta diffusione del calore nell’ambiente, costringendo la caldaia a lavorare di più.

Un secondo consiglio riguarda la temperatura notturna: abbassare il termostato di 2-3°C durante le ore di sonno (quando si è coperti da coperte e trapunte) permette un risparmio stimato tra il 10 e il 15% sulla bolletta invernale, secondo dati Enea. Molti cronotermostati moderni permettono di programmare automaticamente questi abbassamenti notturni.

Infine, l’installazione di valvole termostatiche su ogni radiatore (obbligatoria negli impianti centralizzati ma consigliata anche negli autonomi) consente di regolare la temperatura stanza per stanza, evitando sprechi in ambienti poco utilizzati come ripostigli, corridoi o camere degli ospiti.

Quando chiamare un professionista

Sebbene lo sfiato dei termosifoni sia un’operazione alla portata di tutti, ci sono situazioni in cui è necessario rivolgersi a un termoidraulico professionista. Se dopo aver sfiatato correttamente tutti i radiatori il problema persiste — ovvero se continuano a scaldarsi solo parzialmente o a emettere rumori anomali — potrebbe esserci un problema più complesso, come un’ostruzione nelle tubature o un malfunzionamento della pompa di circolazione della caldaia.

Anche in caso di perdite d’acqua evidenti dopo lo sfiato, o se la pressione della caldaia continua a scendere nonostante i rabbocchi, è indispensabile un intervento tecnico per individuare eventuali perdite nascoste nell’impianto. Inoltre, se la caldaia ha più di 10 anni e non è mai stata sostituita la manutenzione straordinaria (pulizia del bruciatore, controllo della camera di combustione, verifica delle guarnizioni), settembre è il momento ideale per farla, prima che il freddo intenso renda gli interventi più urgenti e costosi.

Per interventi complessi sull’impianto di riscaldamento è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista abilitato. Un controllo preventivo oggi può evitare disagi maggiori durante i mesi più freddi.

Di Ilaria Macchi

Laureata in Linguaggi dei Media all'Università Cattolica di Milano, sotto il segno della Bilancia, da sempre appassionata di giornalismo e comunicazione a 360 gradi. Mi piace scrivere di tutto, amo lo sport, e il calcio in modo particolare, oltre a moda e Tv.